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Joia Vip, Non sono arrivato al bosco dei larici e altri pensieri

Joia Vip, Non sono arrivato al bosco dei larici e altri pensieri

Joia, Santo Natale 2019

Cara amica, caro amico,
La neve è scesa fino in basso e ha fatto cadere le ultime foglie. Quelle che rimangono appese per ultime sono quelle dei larici, più sottili e più resistenti dei castagni, dei noccioli e dei faggi che le hanno perse settimane fa.
Un migliaio di metri più in alto dalla mia abitazione ce n’è una macchia, ho osservato le loro trasformazioni tutto l’autunno, il loro colore è passato dal verde intenso, all’arancio e poi al giallo. Si sono raggruppati attorno a un piccolo torrente, devono aver trovato il terreno ideale per loro e hanno colonizzato una parcella non piccola. Poco sopra gli alberi si diradano per diventare ripide rocce che culminano sulla vetta della montagna.
Qualche giorno fa la neve si è sciolta fino a una buona altezza e mi è venuta voglia di salire fino a quel piccolo bosco, ci si arriva seguendo un bel sentiero, all’inizio ben marcato ma che poi un po’ si perde.
Mi piace in quei casi lasciarmi guidare dall’istinto, seguendo le tracce degli animali liberi, osservando la conformazione del terreno. Se attento difficilmente mi metto nei guai.
Mille metri in su non sono mille metri in là, fare uno sforzo fisico nel freddo non è come farlo d’estate, le giornate poi in questa stagione sono corte, all’imbrunire è opportuno trovarsi su un sentiero sicuro. Considerazioni queste che mi aiutano ad acuire i sensi e a considerare i miei limiti.
Ho iniziato spedito, fino a quando il cuore ha iniziato a battere più velocemente, a quel punto ho appena rallentato il passo, mantenendo una respirazione veloce, senza arrivare all’affanno.
Quel ritmo su di me è ideale per attingere ai ricordi e per guardarmi dentro. Il paesaggio scorre ma c’è e non c’è, la natura osserva, imperturbata come sua caratteristica, a supporto di un viaggio che a volte mi porta molto lontano. Quanto succede fuori e quanto succede dentro non è caso ma spunto, per vedere oltre e per capire di più sul senso delle cose e sull’essere.
Il sasso scivoloso, il merlo che curioso osserva, il riale straripato, l’enorme castagno, le foglie che frusciano sotto i piedi, il rovo che si impiglia ne vestiti e che graffia la mano, il silenzio scandito dai passi, il profumo del muschio in inverno si imprimono nella memoria. Contribuiscono al fluire dei pensieri e del sentimento, sciolgono nodi e aprono porte prima solo socchiuse.
La meta è uno stimolo, nel raggiungerla con il gusto di scoprire il nuovo, nel sentiero di ritorno per ripercorrere i passi già fatti, i luoghi già visti e raccogliermi. Sostituisco allora il respiro, diventato meno veloce, a mantra recitati sottovoce, per non rompere l’incantesimo.
No, le cose non sono solo materia. Sono animate e in continuo dialogo, per capirlo basta drizzare le orecchie. Altro che piccole o grandi preoccupazioni, ogni situazione vissuta racchiude una soluzione che sempre arriva, basta non resisterle.
L’albero non si preoccupa perché cadono le sue foglie, la cerva che suo figlio è diventato adulto ed è andato lontano, la rana che le sue uova sono state mangiate dalla grossa trota.
Quel giorno non sono arrivato al bosco dei larici, poco prima di una radura che conosco bene e dove in primavera raccolgo la gustosa achillea, tre grossi alberi erano crollati e interrompevano il sentiero. Non avevo abbastanza tempo per girargli attorno e proseguire.
Rinunciare alla meta per me è un allenamento, nonostante io ben sappia come il cambiamento di programma sia sempre stato opportunità per nuove scoperte.
Camminando sui miei passi dopo pochi metri mi ha pervaso un moto di gratitudine, far parte di questo mondo straordinario è una fortuna immensa, fermarmi ad assaporarlo un dono senza prezzo. La pioggia ha iniziato a cadere sottile, mi sono seduto sopra a quel tronco, solo a respirare e a osservare. Pensando alle tante persone e agli infiniti esseri che profondamente amo.

Buone Feste e cari saluti.
Pietro Leemann

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Buon Natale

Come ogni anno andrò alla Madonna del Sasso, sopra a Locarno, per partecipare alla Santa Messa del Natale del Signore, tenuta dai Suoi frati. La Natività è un elemento centrale nel culto cristiano.
Nel nuovo testamento, come lo si conosce, si torna a parlare di Lui già dodicenne, quando dialoga con i sacerdoti del tempio.
La prima infanzia la si scopre in questo vangelo apocrifo che testimonia le sue gesta, da molto piccolo già extra ordinarie. Apparentemente per impulso, compie degli atti non ben ponderati, agendo come un “enfant terrible” dai potenti attributi.
Una lettura questa non applicabile al Figlio di Dio per il quale ogni suo gesto, che culmina nelle parabole, è per Lui insegnamento, forse poco comprensibile con parametri terreni. Trattandosi la Sua di una dimensione trascendente non dovrebbero entrare in gioco luoghi comuni e pregiudizi.
Questa prima parte affascina e apre uno spiraglio all’inconcepibile. Una dimensione altra nella quale ogni accadimento diventa possibile. Buona lettura!

Il Vangelo dell’infanzia, di Tommaso
(Vangelo apocrifo)

Io, Tomaso israelita, ho ritenuto necessario fare conoscere a tutti i fratelli venuti dal gentilesimo i fatti dell’infanzia e le gesta del Signore nostro Gesù compiute in questa nostra regione ove è nato. Il principio è come segue.

Gesù e i passeri.
All’età di cinque anni questo ragazzo stava giocando sul greto di un torrente: raccoglieva in fosse le acque che scorrevano e subito le rendeva limpide comandandole con la sola sua parola.

Impastando argilla molle, fece dodici passeri. Quando fece questo era un giorno di sabato. C’erano pure tanti ragazzi che giocavano con lui.

Un ebreo vedendo quanto faceva Gesù giocando di sabato, andò subito a riferirlo a suo padre Giuseppe: “Ecco, tuo figlio è al ruscello; ha preso dell’argilla e ne ha formato dodici uccellini, profanando il sabato”.

Giuseppe, recatosi sul posto, vide e lo sgridò dicendo: “Perché di sabato hai fatto queste cose che non è lecito fare?”.

Gesù, battendo le mani, gridò ai passeri dicendo loro: “Andate!”. E i passeri se ne volarono via cinguettando.


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