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Joia Vip, Il lago dei cambiamenti e altre notizie

Joia Vip, Il lago dei cambiamenti e altre notizie

Cara amica, caro amico,
Questo isolamento coatto mi stimola, finalmente dopo tanti anni ho potuto raccogliermi, riflettere, studiare, fare il punto della situazione, progettare, sentirmi parte di un tutto e molto altro.
Questo presente mi riporta a un’avventura. Allora trentacinquenne ero entrato in una fase mistica, o più probabilmente sentivo la necessità di una svolta.
Ci sono fasi e momenti nei quali si ha voglia di cambiare. Un rinnovamento non legato necessariamente a cose che non funzionano o non piacciono, la vita di allora era stimolante, il Joia aveva già successo, stavo con una compagna molto intelligente, avevo realizzato molti sogni. Un’altra sete però si era accesa in me, in realtà mai sopita, quella della ricerca del senso della vita e delle energie che la guidano.
Quella curiosità, motore potente che una volta acceso può essere rallentato ma non fermato.Quando meno ci si aspetta riparte il viaggio verso la Verità, spesso con tale intensità da far sobbalzare il cuore, come a recuperare il tempo perduto. Simile ma non uguale a quello dell’amata quando intravede a distanza il compagno di ritorno da un lungo viaggio, ai salti di gioia del bambino quando riabbraccia il genitore. Lo stringere la propria figlia in una fusione di anime, l’amico che ci ha guidato in scelte importanti e incrociato al tempio. Frizioni tutte di sentimenti che il cuore sa esprimere, con battiti sottilmente diversi.
Così allora, in quella potenziale svolta per un risveglio necessario e cercando delle risposte, avevo iniziato a praticare lo yoga introspettivo, del quale mi rimane un metodo straordinario per liberare nuove prospettive e per ampliare la capacità di percepire le energie sottili. Anche il gran mal di gambe, per essere rimasto seduto per interminabili ore in posizioni a me poco adatte.
Sentivo la necessità di guardare dentro i reconditi della mia coscienza, difficile farlo con i miei ritmi milanesi, non abbastanza nemmeno le relazioni pur belle intessute con quei compagni di viaggio.
Nei tempi dove viaggiare era ancora cosa preziosa, mi ero fatto trasportare prima a Toronto, poi con un’auto a noleggio ero andato fino a Chapleau, un remoto e quasi abbandonato villaggio nel cuore dell’Ontario. Li avevo conosciuto un tedesco che viveva nel luogo da decenni e che possedeva un vecchio idrovolante. Uno di quelli senza troppi strumenti di bordo, che si riparano con la chiave inglese e con il martello ma che non abbandonano mai, nemmeno quando ogni evidenza farebbe pensare che non potrebbero mai alzarsi in volo.
Dopo qualche trattativa ero riuscito a convincerlo a portarmi sulla riva di uno dei migliaia di laghi della regione che avevo scelto puntando un dito a caso sulla carta. Sarebbe poi tornato a riprendermi tre settimane dopo.
Il mio bagaglio un sacco a pelo, pochi vestiti, un buon paio di scarponi, un telo e una corda per montare un riparo, qualche gamella, un’ascia e dei fiammiferi per accendere il fuoco, per cucinare e per tenere lontani i selvatici, un coltellino svizzero stile MacGyver, una canoa. Come cibarie del riso, delle lenticchie, dei fiocchi di avena, delle carote, le uniche verdure trovate in quel supermercato, delle mele, un po’ di frutta secca, dello zenzero, del sale e del te. Come unica compagnia e punto di riferimento mondano un orologio e il Nuovo Testamento che da tanto desideravo assaporare. Null’altro.
La mattina mi alzavo molto presto per meditare, poi preparavo un porridge e facevo colazione, leggevo qualche pagina, poi ancora meditazione. Quindi un’esplorazione li attorno, sulla canoa mi sentivo più sicuro, a piedi avevo l’apprensione di incontrare qualche essere non umano più forte di me.
Tornavo al bivacco, preparavo il secondo pasto, riso, lenticchie, carote e zenzero. Puoi introspezione fino al calar della sera che aveva, a seconda del grado di serenità, più o meno successo.
Il fuoco, una piccola fiamma, era acceso giorno e notte anche se non faceva veramente freddo. Mi godevo la sua compagnia e quella del lago, spesso così immobile da sembrare essere fatto di olio. Quella anche dei tanti animali grandi e piccoli che vivevano nel luogo, castori e alci, anatre e svassi, libellule e grosse formiche. Andavo a dormire all’imbrunire e mi alzavo alle prime luci.
All’inizio i pensieri avevano il sopravvento, pensavo alle persone che amavo, alla solitudine, alla distanza dal villaggio più vicino, a quello che avrei voluto fare nella mia vita e quali piatti avevo e avrei cucinato, ai miei viaggi, alle mie esperienze vissute. Un turbinio inarrestabile, di giorno e di notte, come può essere instabile la mente!
Dopo qualche giorno avevo iniziato ad acquietarmi, grazie a quel ritmo essenziale, senza vincoli di tempo e senza doveri, determinanti il luogo, il distacco dai miei simili e le buone compagnie.
Quel giorno, durante la prima meditazione del mattino, finalmente e in modo inaspettato la mia mente si era spenta, lasciandomi percepire uno spazio immenso, prima insondabile, dentro di me. Un sentimento di grande felicità mi aveva pervaso e lacrime avevano iniziato a sgorgare copiose, come l’acqua della fontana che mi è di fronte in questo momento. Anche le lacrime come i battiti del cuore hanno qualità diverse, quelle calde, pungenti e liberatorie.
Così, su quel promontorio di lago, ho imparato a relativizzare la mente e ad ammaestrarla. Ho imparato anche che il grano per germogliare deve essere coltivato e che si sviluppa più rigoglioso senza troppe aspettative. I giorni a seguire sono stati ancora più preziosi.
Un ritiro determinante per le mie scelte a venire, dal fondare una famiglia, alla ricerca della Guida, all’iniziazione, alla determinazione a difendere quei valori che trascendono il tempo. Lui scorre, loro rimangono. Che sono molto oltre la frenesia, i successi, la ricchezza, persino le preoccupazioni di questo presente.
Nella vita questa impellenza si è presentata molte volte. Ogni volta ha segnato un cambiamento, così importante da sembrare una rinascita. Non prevedibile ma che ho imparato si può stimolare con comportamenti retti e buone pratiche.
Così agendo gli strumenti di bordo, al contrario di quelli dell’idrovolante, nel tempo si acuiscono. Non quelli più conosciuti, come olfatto, gusto, vista, udito, tatto e mente, bensì altri meno codificati, come l’empatia, l’amicizia, maggiore saggezza nell’affrontare gli eventi, la capacità di amare, l’intuizione. Questa permette di prepararsi al cambiamento prima che questo arrivi, senza necessità di consultare l’oracolo.
Alcuni segnali sono evidenti, la corsa verso il fatuo di questi decenni è agli occhi di tutti, molti hanno iniziato ad opporsi. I segnali dalla natura affaticata dagli abusi umani è difficile da nascondere, i ricercatori ne parlano da più di un secolo, descrivendo, facendo previsioni e dando soluzioni. Il fragile equilibrio fisico e psicologico che ha bisogno di troppe pastiglie per mantenerne una sua parvenza. L’egoismo di persone che alimentano un’economia che da benessere a pochi e che affatica molti.
Ogni accadimento è una conseguenza di quanto è stato prodotto, non di un destino scritto e ineluttabile. E il seguito può essere riscritto in ogni momento, pur domandandosi come si sia stato possibile essere stati così ciechi.
A metà febbraio con mia figlia, dopo molto tempo, ci siamo regalati una giornata assieme. Siamo andati a sciare a Bosco Gurin, stazione invernale di un piccolo villaggio Walser situato a pochi chilometri da dove abito. Aveva appena nevicato e faceva molto freddo, condizione ideale per avere un fondo perfetto. Il cielo era limpido, il paesaggio illuminato dal magnifico sole, poche persone sulle piste e la grande gioia di sciare, nostro grande piacere. Una giornata bellissima, una di quelle che segnano l’album del mio cuore. Mi sono sentito molto privilegiato, fortunato a poter assaporare quel momento.
Nell’aria una fragranza, difficile da associare, un’aria pungente e molto pulita con un sentore di aghi di abete. Per qualche minuto il sole si è nascosto dietro le nuvole e la luce è cambiata. Una sensazione già vissuta, un déjà vu di un passato che subito non sono riuscito ad associare.
La sera, mentre mi gustavo il ricordo delle ore precedenti mi sono ricordato, si trattava del sentimento provato su quel lago molti anni fa. Ho realizzato che qualche cosa di decisivo sarebbe arrivato, una svolta solo diversa da allora perché non pianificata. Così da quel giorno ho iniziato a prepararmi, alzando le antenne, raccogliendomi, intensificando le pratiche per acuire la mia sensibilità, e a pianificare un nuovo corso, coerente e senza compromessi a coltivare i valori a cui credo.

Con vicinanza suo
Pietro Leemann

 

 

NOTIZIE IN BREVE

In queste giornate a casa ho filmato delle ricette facili ma interessanti che ho pubblicato su un canale YouTube che ho aperto a mio nome. Insegno molti trucchi, indispensabili per una cucina di qualità.

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Noi tutti al Joia fremiamo per ripartire. Ci rendiamo conto che si deve avere pazienza, inizieremo con delle prime attività originali, sane e gustose. Abbiamo pensato a delle preparazioni da asporto (take away) o che porteremo a casa (delivery). A parte la qualità dei contenuti, la nostra idea è quella di proporre alcune preparazioni che ci contraddistinguono, molto migliori le nostre di quelle proposte dalla grande distribuzione, quali il tempeh, i formaggi vegetali, il kimchi. Assieme a una lista di vini selezionati da Antonio.
Partiremo con questa proposta giovedì 14 maggio, consultate qui la lista. Potete ordinare direttamente via mail a ordini@joia.it, al numero di telefono del Joia, 02 20 49 244, o tramite l’apposito form. E’ ideale se prenotate il giorno prima, faciliterete la nostra organizzazione.

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Una volta riscaldati i motori inizieremo con l’asporto di alcuni piatti con una modalità. La informeremo velocemente sulle nuove evoluzioni.

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Se tutto va per il verso giusto Joia riaprirà agli inizi di giugno. Un’apertura rispettando le regole indicate dal ministero, non ancora ben chiare. Fortunatamente i nostri tavoli sono già ben distanziati, quindi non cambierà molto dal nostro servizio abituale. Potete consultare qui il menu che abbiamo progettato, naturalmente non più per la primavera già passata, ahimè senza i buoni asparagi di Federica Baj, le erbe spontanee raccolte da me e molto altro, ma già pensato per l’estate alle porte, i suoi frutti sono straordinari.
Inizieremo con un menu più piccolo che amplieremo rinnovandolo a lavoro iniziato. A pranzo come sempre proporremo il Piatto Quadro e i menu degustazione. Caro cliente, sarà bello rivederla dopo questi tre mesi, formalmente pochi ma che mi sembrano un’eternità.
Consulti la carta dell’Estate del Joia

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Anche la scuola di cucina è in procinto di riaprire, Sauro ha stilato un programma aggiornato. Le lezioni ricominceranno il 7 giugno. Avanti tutta per la cultura di un cibo sano e amico dell’ambiente!


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