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Joia Vip, fieno sui Campi Elisi e altre notizie

Joia Vip, fieno sui Campi Elisi e altre notizie

Joia, 6 Ottobre 2017

Cara amica, caro amico,
Qualche giorno fa un gruppo di contadini ha sparso fieno sui Campi Elisi a Parigi, per protestare perché il governo francese ha proibito l’utilizzo del glifosato in agricoltura.
Il glifosato è commercializzato da Monsanto con il nome di Roundup, è un erbicida a largo spettro, è sospettato di essere cancerogeno, di essere all’origine della moria delle api e altro ancora. Elimina tutte le erbe a foglia, non naturalmente quelle resistenti ai suoi principi e commercializzate dalla multinazionale. E’ utilizzato un po’ dappertutto dagli agricoltori ma non solo, anche ad esempio da chi vuole togliere l’erba dai viali con poco sforzo, e dai piccoli vignaioli dell’appezzamento sotto casa.
E’ messo sotto accusa da scienziati onesti, come l’amico Carlo Modonesi, che con fatica raccoglie fondi per continuare le sue ricerche e dimostrarne la sua dannosità. In fondo alla lettera può leggere un suo interessante intervento sul tema dell’agricoltura.
La multinazionale non se ne sta però con le mani in mano e cerca in ogni modo di dimostrare la sua buona fede. Affermando che non può essere dimostrato il contrario ostacolando però al contempo le ricerche chiarificatrici.
Sono oramai noti gli scandali a lei correlati (Monsanto Papers), il suo lavoro è sistematico, persino se si cerca su wikipedia, enciclopedia web indipendente, alla voce glifosato tutto è edulcorato ad arte, sembrerebbe quasi che quel pericoloso liquido possa essere usato come sciroppo per la tosse.
Roundup inizia a non essere più efficace, si stanno sviluppando delle super erbacce a esso resistenti che stanno mettendo in difficoltà gli agricoltori e naturalmente l’ambiente avvelenato. Con avvoltoica lungimiranza Monsanto ha messo a punto un nuovo pesticida, il Dicamba, ancora più potente e che sta creando disastri negli Stati Uniti, soprattutto nell’Arkansas. Con lo stesso tipo di lungimiranza l’azienda era già pronta con delle sementi dicamba-resistenti e ha con queste incrementato le sue vendite del 20 per cento. Di seguito due articoli interessanti che ne parlano:
http://www.slowfood.it/non-solo-glifosato-monsanto-fa-terra-bruciata-dicamba/
https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/22356-monsanto-erbicida-dicamba

Benvenga la presa di posizione da parte del governo francese, mi sembra naturale che prima di immettere qualsiasi cosa potenzialmente pericolosa sul mercato, debbano essere fatte verifiche dai fondamenti scientifici. Inoltre chi crea inquinamento e malattia che finalmente se ne assuma la responsabilità.
Mi da tristezza la presa di posizione di quei contadini, forse vittime del loro modo esasperato di coltivare e probabilmente anche imbrogliati e mal informati da quegli interessati e irresponsabili commercianti.

Questo fine settimana ho partecipato a una gara di cucina, la finale italiana del Bocuse d’Or, il re dei cuochi che porta quel nome e che tutt’oggi a più di novant’anni gestisce il suo omonimo ristorante, ha istituito il concorso più di trent’anni fa. Gli sfidanti si cimentano in preparazioni complesse di stampo francese. Uno dei due piatti era vegetariano, un bellissimo segnale. Anche la cucina gourmet sta evolvendo in quella direzione, questo perché i suoi attori principali credono con sincerità a un’alimentazione più sana e rispettosa dell’ambiente.
Eppure molti di coloro che tirano le fila dell’immagine della ristorazione, intendo critici gastronomici di importante peso mediatico e guide, rimangono ancorati a una visione anacronistica della cucina. Piatti composti ancora di troppa proteina animale, troppi grassi e carboidrati raffinati. Ogni volta che escono le guide mi sento un po’ frustrato: nonostante gli sforzi di molti anni, non solo miei e di chi lavora con me, ma anche dei numerosi medici che hanno fatto chiarezza rispetto a un’alimentazione corretta, nonché delle sempre più persone che stanno prendendo posizione rispetto ai temi di salute e ambiente, mi sembra che stiamo camminando sul posto e lo trovo esasperante. Troppi menu dei ristoranti più in voga, forse per compiacere a un certo mercato e a una certa critica, sono farciti di troppa carne e troppo foie gras.
Mi piacerebbe anche che il lavoro fatto nella mia cucina, portato avanti da 16 cuochi appassionati, per dei risultati secondo me davvero di alto livello, fosse considerato in modo oggettivo e non partendo da cliché su quali ingredienti si debbano usare in una cucina gourmet.
Fortunatamente i più la distinguono in buona e meno buona, che si tratti d’indiana, giapponese, cinese o vegetariana, ben oltre i culturalmente limitanti campanilismi gastronomici. I criteri di riferimento sono ad esempio la qualità degli ingredienti, la perfezione nella loro cottura, l’equilibrio nei gusti, eccetera.
Spero che il tempo mi dia ragione, come già sta accadendo per i tanti ospiti che mi frequentano da anni e che mi sostengono nel mio impegno, italiani ma anche da tutto il mondo. Gratificazioni ne ricevo anche dai miei colleghi pluridecorati, che volentieri arrivano ad assaggiare le mie evoluzioni, che sempre mi sono amici, che apprezzano la nostra cucina e mi stimano per una coerenza nata non ieri.
Naturalmente questo è il mio punto di vista, la realtà è quella che è, e i parametri di apprezzamento e di tendenza sono dettati da molte soggettive interpretazioni, a volte in una direzione, a volte in un’altra.
In questo periodo incontro sempre più persone interessanti, che a loro modo stanno portando un contributo per un cambiamento impellente e necessario. Lo fanno prima di tutto cambiando la loro vita e pensando con la loro testa, senza seguire mode accattivanti ma spesso superficiali.
Qualche giorno fa ad esempio, assieme a Marzia della Joia Academy, ho organizzato un aperitivo al Joia riunendo una decina di amici davvero speciali. Il comune denominatore un’alimentazione attenta, tra di loro una signora elegantissima che si è trasferita nelle Isole Vergini, dove assieme a suo marito, si è messa a coltivare biologico per i locali del posto. Un quarantenne friulano si è trasferito a Parigi, lavora per un’azienda che produce profumi solidi, l’energia che consuma e pianta gli alberi necessari per gli imballaggi che utilizza. Oltre ad altri, ognuno di loro con una biografia interessantissima, tre bravissimi cantautori che scrivono canzoni che raccontano le bellezze del pianeta, ma che bello!

Cordiali saluti

Pietro Leemann

 

NOTIZIE IN BREVE

In questi giorni ho iniziato il nuovo menu per l’Autunno, è bellissimo! Le verdure dell’autunno, come zucca, broccoli, giovani rape, pastinaca, bardana, castagne, funghi e molto altro sono un tripudio di gusto. Sono nati anche nuovi piatti, come “L’alchimista”, piatto dedicato all’amico Stefan Wiesner e “Ricomincio da tre” come il titolo del film del grande Massimo Troisi. Un bellissimo lavoro di squadra, sono felice di lavorare con queste appassionate e speciali persone.

Dopo molti anni ho dedicato un menu al tartufo d’Alba, mi sono divertito ad abbinarlo a piatti particolari, come una “Porta per il Paradiso”, “L’ombelico del mondo”, questa stagione dedicato alla zucca e ai finferli e “Swiss dream”. Il tartufo bianco e l’ingrediente forse più pregiato al mondo, ebbene è vegetariano.

Sauro è tornato dal Giappone, mi ha raccontato di un’esperienza bellissima. Ha visitato dei luoghi straordinari, sì, quel paese è davvero molto interessante, assaggiato cose speciali, preparato un e menu stile Joia in un ristorante e addirittura cucinato in un tempio zen. Ha portato un po’ di semi che proveremo all’orto sinergico e tantissime idee che ci arricchiranno.

E’ iniziato anche il nuovo menu al Bistrot, venite ad assaggiarlo.

Consulta i menù per l’Autunno del Joia Gourmet
Consulta i menù per l’Autunno del Joia Bistrot

 

JOIA ACADEMY

Il nuovo programma, ripensato e reso ancora più sostanzioso, sta avendo molto successo. Corsi professionalizzanti, monotematici e tanta cultura. Cucine da diverse regioni d’Italia e dal mondo con anche nuovi docenti attinti da “vecchie conoscenze del Joia”.
Consulta il programma completo

 

Servizi insulsi sull’alimentazione, no grazie!

Mi è toccata una piccola ma fastidiosa disavventura. Una gentile presentatrice televisiva mi ha chiesto di ospitarla al Joia per un’inchiesta a favore di salute, benessere e alimentazione vegetariana. Il programma dove sarebbe andato in onda è quello di Giovanni Floris, sulla 7, Di Martedì, non l‘ultimo arrivato insomma. Ho corso per cercare di accontentarla, ho raccontato in lungo e in largo le motivazioni che portano a una scelta coerente al momento presente, abbracciata da sempre più persone. Il risultato è stato davvero imbarazzante e mi ha fatto anche arrabbiare (un po’, non val la pena di farlo quando si tratta di tanta superficialità). Vi lascio guardare, come un certo giornalismo, anche quello d’inchiesta che potrebbe portare chiarezza su temi importanti come l’alimentazione, sia intrappolato in luoghi comuni e in volgarità non degne di un mondo civile.
Rivedi la puntata

 

Articolo di Carlo Modonesi

Da sempre l’Europa sostiene la propria agricoltura attraverso la PAC, Politica Agricola Comunitaria, destinandovi una quota preponderante del proprio bilancio. Nell’attuale programmazione gran parte di queste risorse è appostata sul ‘primo pilastro’, strumento di sostegno al reddito delle aziende basato sul criterio delle superfici coltivate. Un criterio che, nel sostenere le grandi imprese agricole, non fornisce però stimoli a perseguire risultati in termini ambientali e sociali che rispondano al principio ‘public money for public goods’.

Negli anni, le riforme della PAC, soprattutto attraverso il pilastro dello ‘Sviluppo Rurale’, hanno in parte corretto questa distorsione, indirizzando molte imprese verso investimenti virtuosi, ma i risultati restano inferiori alle attese. Gli aiuti pubblici che premiano le aziende di maggiori superfici infatti assecondano la concentrazione fondiaria invece di favorire l’ingresso di nuove figure di agricoltori, e non supportano in misura sufficiente il presidio degli spazi rurali in aree svantaggiate, che spesso dipendono da aziende attive su piccole superfici. I sostegni garantiti dal primo pilastro non premiano la crescita dei livelli occupazionali, né la sostenibilità ambientale e la salubrità dei prodotti immessi sul mercato, finendo col sostenere una agricoltura che, su ampie superfici, fa ricorso a fertilizzanti chimici e prodotti dannosi per l’uomo e per l’ambiente: è il caso di pesticidi come il glifosato.

Tuttavia negli ultimi anni si è affermato concretamente un modello alternativo, che ha i suoi punti forti nella crescita a due cifre delle produzioni biologiche e biodinamiche, che mettono in campo un approccio circolare in grado di garantire maggiore fertilità dei suoli, valorizzare la biodiversità, mitigare il cambiamento climatico, dimostrando nei fatti anche la capacità di garantire il reddito per le aziende agricole a fronte di superiori livelli occupazionali. Si tratta di un segnale forte ed importante, incoraggiato dagli orientamenti e dalle aspettative dei consumatori.

La PAC ora affronta un percorso di riforma che riguarda tutti noi cittadini, contribuenti e consumatori, interpellando la nostra visione di un’agricoltura che produca cibo sicuro e sano, che innervi e presidi i territori, sostenga le comunità rurali generandovi opportunità di lavoro e prenda parte, insieme agli altri settori produttivi, alle grandi sfide di sostenibilità, dalla lotta all’inquinamento alla tutela della biodiversità e del paesaggio, al contrasto e mitigazione del cambiamento climatico. Per gli effetti che la PAC produce sui territori, la discussione non può essere lasciata nelle mani di pochi, e deve essere liberata dai condizionamenti delle lobby agroindustriali che invece chiedono il mantenimento dello status quo.

Per far emergere queste aspirazioni la coalizione #cambiamoagricoltura si è già fatta promotrice di una massiccia partecipazione di cittadini alla consultazione sulla PAC svoltasi la scorsa primavera, e ora intende promuovere un momento di riflessione su come vorremmo che la PAC cambiasse, per essere più a misura di imprese agricole che compiono la scelta di presidiare attivamente il territorio rurale, a partire dalla conservazione delle risorse ambientali da cui la stessa agricoltura dipende: la biodiversità, l’acqua, il suolo.

Per una agricoltura capace di mantenere e riprodurre le risorse naturali e di assicurare la produzione di alimenti salubri, incoraggiare consumi alimentari equi e sostenibili, condividere le sfide di mitigazione e adattamento climatico, servono nuove regole nella destinazione dei contributi con cui la comunità europea assicura sostegno al lavoro degli agricoltori. Per questo occorre assumere l’innovazione in chiave agroecologica come pilastro su cui orientare i sostegni comunitari, puntando su misure che valorizzino il ruolo dell’agricoltura sia nella sua funzione di produttrice di cibo che di gestione del territorio rurale.

L’evento è organizzato nell’ambito dell’iniziativa #Cambiamoagricoltura in collaborazione con la rete Mercato & Cittadinanza di Bergamo.

L’iniziativa #CAMBIAMOAGRICOLTURA è promossa da una rete aperta di associazioni di cui fanno già parte:
AIAB – Associazione per l’Agricoltura Biodinamica – FAI Fondo Ambiente Italiano – Federazione Pro Natura – Federbio – ISDE Italia Medici per l’Ambiente – Legambiente – LIPU Birdlife Italia – WWF Italia
www.cambiamoagricoltura.it

 

DELIZIALY

Delizialy è una piattaforma web che promuove la ristorazione di qualità con un nuovo e stimolante concetto. Assieme a loro organizzo delle cene al bistrot. Un menu con piatti inediti e giocosi che vi stimoleranno, accompagnati da tutte le nostre attenzioni.
Scopri il menù completo


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