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Joia Vip, Esercizio di stile, plastiche riciclate e altre notizie

Joia Vip, Esercizio di stile, plastiche riciclate e altre notizie

Cara amica, caro amico,

Si racconta che i nativi americani, parlando di loro stessi, si esprimessero in terza persona.
Per intenderci non: ho detto, penso, faccio, bensì Pietro ha detto, Pietro ha pensato e ha fatto.
Quando Toro Seduto compiva un atto eroico, non celebrava se stesso, bensì osservava le azioni da lui compite, un approccio che ho trovato molto interessante.
Per aiutarmi a capire ho provato, in qualche frangente, a modificare il mio linguaggio. E’ pur vero, chi mi stava di fronte mi ha guardato perplesso ma, come la cucina mi insegna, una ricetta letta non è come una realizzata. Allo stesso modo una relazione raccontata da terzi è sempre diversa da una vissuta direttamente. L’esperienza mi ha portato a fare queste considerazioni.
Per la cultura del Nuovo Mondo, il soggetto protagonista dell’azione diventa soggetto che osserva, rimanendo distaccato dal frutto delle sue attività.
Questo concetto è ben definito dalle teologie, l’attaccamento alla materia e ai risultati da essa generati portano prima o dopo a far soffrire il loro protagonista. Sono in continua trasformazione e per questo motivo poco affidabili. Prima o dopo l’auto si rompe, la casa crolla, un paesaggio si modifica, il corpo invecchia e ogni relazione diventa altro. Queste trasformazioni avvengono così tante volte, nel corso della vita ma anche in una sola giornata, da far girare la testa.
Così il saggio di ogni tradizione osserva senza partecipare, questa attitudine lo mantiene sereno. In quello stato può dedicarsi alla conquista della dimensione trascendente, considerata al contrario, una volta colta, immutabile e eterna.
Per esperienza so anche come sia facile, quando raggiunto uno status, immedesimarsi nel ruolo del personaggio che si ricopre, una trappola pericolosa che nel tempo, inesorabilmente svanisce, come la neve al primo sole.
Il saggio guerriero Aquila Rossa non si identificava nel suo corpo, strumento sicuramente ben allenato per vincere una battaglia, pure esso però poco affidabile nel tempo.
Questo non significa che gli straordinari strumenti “di bordo” in nostro possesso, come i sensi, la mente e la memoria, l’intelligenza e la coscienza siano inutili. Al contrario, più sono sofisticati e allenati e maggiormente sono efficaci per compiere l’affascinante viaggio della vita, anche quella di Geronimo e del Buddha.
Aiutano a indagare molti misteri, come quello della vita, solo lui così immenso da lasciare a bocca aperta.
Pietro, viandante tra tanti viandanti, per sondarlo, per cercare di capire il non concepibile, nelle notti senza luna scruta il cielo, lasciandosi perdere nelle sue prospettive infinite. Unendosi e perdendosi al contempo, in relazione con ogni atomo del Creato.
Questo modo non necessita di misurazioni e di speculazioni. Lo sapevano bene quei Nativi, altro che il civile uomo bianco, quello che li ha depredati dei loro oggetti e che ha perso l’opportunità di attingere dalla loro saggezza.
Cordiali saluti.

Pietro Leemann

 

Pietro e la volpe

“Pietro qualche giorno fa si è seduto sopra ad un grande masso, ben coperto da uno spesso strato di muschio. Se ne stava lì, osservando gli alberi spogli e le montagne, annusando i profumi dell’inverno e lasciando che l’aria ancora pungente lo penetrasse.
Un fruscio appena percepibile aveva attirato la sua attenzione, dietro ad un grosso castagno, quelli che sembrano essere vecchi di centinaia d’anni, era apparsa una bella volpe. Il suo pelo, marrone chiaro con delle chiazze bianche era lucido, la coda ritta e ben gonfia.
Anche il quadrupede sembrava non stesse cercando nulla in particolare, con aria serena bighellonava, annusando il terreno e guardandosi in giro.
Sorridendo, felice dell’incontro inaspettato, per non spaventarla e volendo godere della preziosa presenza, Pietro aveva rallentato il respiro, rimanendo lì immobile, cercando di confondersi con le forme del bosco.
L’altro essere, di indole curiosa, non si era accorto della sua presenza e come ad imitarlo, a sua volta si era seduto a poca distanza, anche lui a contemplare l’orizzonte.
Il suo pelo era mosso dalla brezza dell’imbrunire, il naso, gli occhi e le orecchie in movimento. Essendo più acuti, si era posto lui, chissà quali particolari era in grado di cogliere? Poi la mente deduttiva era entrata in azione argomentando: – se i sensi hanno capacità diverse la percezione dei colori e delle forme, queste differenze determinano il tipo di pensiero? Quali sono i sentimenti che prova passando leggera in quei luoghi, sicuramente da lei ben conosciuti?
Gradualmente il pensiero aveva iniziato a svanire, lasciando spazio a sentimenti.
Il primo l’inutilità di quelle speculazioni che non gli permettevano di vivere quegli istanti. Poi il sentirsi fortunato ad essere lì, anche di esserci e basta. Come attraversato da una luce si era reso conto che la riconoscenza ha una forma, è calda e apre il cuore. In quel moto aveva alzato lo sguardo verso il cielo e delle piacevoli lacrime avevano iniziato a sgorgare, intiepidendo le sue guance raffreddate dal vento. Questo si era messo a soffiare in modo più intenso, come la musica di un’opera, quando nel suo crescendo anticipa un nuovo atto.
Sentiva il calore della sua presenza, questa volta non di temperatura ma di emozione, simile a quella quando aveva riabbracciato sua figlia dopo un lungo viaggio. Era amore? Sì con cuore palpitante di emozione e leggero.
L’amore in quel luogo, in quel brevissimo dilatato attimo, si era manifestato come una presenza di tanti, tutti a partecipare a quel gioco di attesa. Il rovo, il nocciolo e il frassino senza foglie, il ciuffo d’erba, la formica, la piccola pozza d’acqua, la nuvola in cielo giunta al momento giusto. Attori distinti ma, come per magia, uniti a fermare il tempo.
Poi la volpe, con tranquillità, si era voltata guardandolo, come a dirgli mi ero già accorta di te, anch’io volevo godermi la tua compagnia.
Lo sguardo, specchio dell’anima, negli occhi dell’altro. Non c’era paura nei suoi, il timore di aver rotto l’incantesimo in quelli di lui.
Era giunto il momento di continuare il viaggio, di allontanarsi dal luogo e dagli amici.
Lei si era alzata proseguendo il suo cammino, appena prima di scomparire dietro una fenditura di roccia si era voltata lanciando all’indietro un’occhiata di commiato.
Pietro, con il cuore leggero, a ripercorrere i sui suoi passi, giù verso il villaggio mille metri più in basso, lui senza voltarsi.”

 

Notizie

Tornando al Joia dopo le ferie, che per me sono molto utili ad osservare la realtà in modo più lucido, mi sono reso conto di come il ristorante sia una realtà unica. Un lavoro artigianale il nostro, ogni mattina riceviamo gli ortaggi biologici dai nostri amici contadini che trasformiamo rispettando la loro preziosità.
Ogni piatto è preparato da noi dall’inizio alla fine e produciamo in casa moltissimi ingredienti indispensabili per un’alimentazione sana. Dal tempeh, ai fermentati, ai formaggi vegetali, a condimenti preziosi come lo yuzu-kosho, il miso, gli estratti, i succhi, le composte e tantissimo altro.
Considerando il cibo come estremamente prezioso per i nostri ospiti, ogni piatto è studiato e controllato, dal punto di vista nutrizionale, ponderando anche l’utilizzo degli zuccheri e dei grassi. Ci muovono anche fondamenti etici e morali, nel rispetto del Creato e delle sue creature. Non servendo carne rispettiamo il principio di non violenza, strumento indispensabile per vivere meglio.
Quello che è più gratificante è che ogni giorno incontriamo persone che apprezzano e condividono quei principi e che nel tempo sono diventati amici vicini.
Per quanto mi raccontano i viaggiatori e gli ospiti che vengono da ogni parte del mondo Joia è una realtà unica in ambito vegetariano e un esempio per molti.

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Ispirandomi agli abitanti del Monte Verità ho proposto a Sauro una nuova evoluzione del menu. Verso una golosa purezza. Potrete scoprire i risultati di questo progetto nella proposta primaverile che inizierà ad aprile.

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Con Raffaele stiamo sviluppando il “Komjoiabucha”, un kombucha fatto da noi e che serviremo come aperitivo e come bevanda tutto pasto. Un nutrimento prezioso e che arricchisce la flora batterica degli intestini, aiuta la digestione e soprattutto è davvero buono.

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Il 12 febbraio su “Cook”, il prestigioso inserto di cucina del Corriere, uscirà una bella intervista fatta da Alessandra del Monte, mi è piaciuta molto la sua preparazione e la sua serietà. Ho fatto amicizia con lei e con il fotografo Matteo Carassale, bello il suo approccio appassionato al suo lavoro. Sono sicuro del bel risultato.

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Con Rachele, la mia compagna e un gruppo di persone sensibili ai temi ambientali, abbiamo iniziato un dialogo con Coop, una importante catena di supermercati in Svizzera. E’molto difficile acquistare cibo non avvolto da imballaggi di plastica, smaltirli è un costo e la nostra coscienza non si sente bene. Così da qualche mese li raccogliamo e li riportiamo al mittente, accompagnandoli con una lettera di motivazioni.
La sostenibilità e il tema plastica oggi sono cari sia ai consumatori che ai fornitori, un problema di non facile soluzione ma che va affrontato e risolto velocemente.
I responsabili ci hanno accolto con tutti gli onori nel magazzino del negozio, accerchiati però da un’imponente quantità di imballaggi “variamente” riciclabili. Abbiamo posto delle domande, ad alcune di esse era possibile rispondere, ad altre meno.
Facendo da parte mia un esame di coscienza mi sono reso conto come mi sono abituato a comperare senza considerare l’imballaggio che non è ben chiaro dove finisca anche quando riciclato, probabilmente il più delle volte all’inceneritore. Così, nel nostro piccolo, stiamo cambiando le nostre abitudini. La farina, i cereali e i legumi li acquistiamo solo se avvolti nella carta, gli yogurt li facciamo in casa e il latte passiamo a prenderlo da mia sorella, la senape la scegliamo solo se venduta in vasi di vetro e naturalmente le bottigliette di plastica le abbiamo abbandonate da tempo. Per la verdura è più facile perché in estate viene dall’orto e al negozio portiamo i nostri sacchetti di stoffa dove metterla. Già così facendo abbiamo diminuito a un quinto il volume di plastica, quello che è ancora più interessante ridotto a metà la spesa! Per vari motivi, uno è che siamo più attenti agli acquisti.
Il gruppo ha in mente altre azioni costruttive. Sarebbe bello, se non sta già avvenendo, muoversi allo stesso modo in Italia. Allego il verbale dell’incontro e la lista delle domande che abbiamo posto, sono interessanti e magari potrebbero essere utili per un’azione allargata.


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