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Joia Vip, Concert for Bangladesh e altre notizie

Joia Vip, Concert for Bangladesh e altre notizie

Milano 11 ottobre 2018

Cara amica, caro amico,
Qualche settimana fa ho incontrato Roberto Maggini. Per molti anni è stato direttore del teatro Dimitri di Verscio, è anche un bravo cantante di canzoni popolari, quelle che fanno sentire a casa. Ci frequentiamo regolarmente, io vado agli spettacoli che organizza, lui passa da me a mangiare o viene ad assistere ai dibattiti ai quali sono invitato. Siamo persone vicine e ci stimoliamo a vicenda.
Al termine del nostro ultimo appuntamento, eravamo a Lugano, mi ha regalato il doppio CD del concerto, del 1 agosto del 1971 a Madison Square Garden, organizzato da George Harrison, per raccogliere fondi a favore del Bangladesh.
Di quel tempo ho un lontano ricordo, mi ricordo i visi emaciati di bambini sottonutriti e spaventati, vittime, come sempre, di una guerra non loro. Le crude scene sui campi di battaglia, mostrate al mondo che si schierava da una parte o dall’altra del conflitto. Con posizioni, come spesso succede, imposte da interessi economici e di potere, altre per Grazia dettate invece da vera compassione.
Vivo quel drammatico evento come l’uscita da un limbo nel quale mi trovavo, per la prima volta mi era mostrata una povertà alla quale non ero abituato.
Negli anni ne sono seguiti molti altri, che hanno stimolato la mia riflessione sulla gigantesca disparità tra secondo e terzo mondo e hanno determinato molte delle scelte che ho fatto in seguito. Sono all’origine della nascita di associazioni che si danno da fare a tenere sveglia la coscienza dell’occidente.
Ascoltando le note di “My Sweet Lord” mi sono immerso nei sentimenti di quegli anni.
Uno spontaneo e potente movimento idealista proponeva alla società nuovi modelli, facendo leva sulla parte meno razionale delle persone. Dando a chi aderiva un senso di libertà senza limiti, era bellissimo.
I riferimenti andavano da Gandhi al Dalai Lama, da Prabhupada, guru di George, a Cohn-Bendit, dalle Rock star a un maoismo idealizzato.
Gli strumenti per il cambiamento erano la musica, le arti e la poesia. In molti sono partiti alla ricerca di nuove realtà, scoprendo le culture e la spiritualità di paesi come l’India, l’America del Sud e l’Africa. Anche facendo viaggi salgariani da casa, aiutandosi con i racconti, i tanti libri scritti, molti anche facendo uso massiccio di sostanze allucinogene.
Le comunità e le comuni erano gonfie di persone alla ricerca di un’alternativa alla vita dei loro genitori, troppo radicati, per loro, in un modo di vivere che dava poco spazio alla libertà.
Allora sono nati nuovi modelli di famiglia, di educazione, di stile di vita, che sotto molti aspetti ci hanno forse resi migliori, aprendoci all’altro non uguale a noi e favorendo il diritto alla dignità per ogni diverso.
Naturalmente si rifletteva anche sull’alimentazione, che il più delle volte in quei modelli era di stampo vegetariano.
Forse allora è iniziata anche una certa politicizzazione dell’alimentazione, chi mangiava in un certo modo apparteneva a quel gruppo o a quell’altro.
La storia dell’alimentazione sana e cosciente si è affinata negli anni, oggi è quasi normale affermare quanto sia importante scegliere un cibo che ci corrisponde e che ci fa bene, nel fuori e nel dentro. Andando oltre all’appartenenza a un credo e persino al modello al quale si è stati educati.
Su quest’onda di pensieri mi sono ricordato da molto giovane; un insegnante simpatico e carismatico, ci fece ascoltare le canzoni dei Beatles, antesignani di quello stile capace di smuovere dentro, lo stesso mi succede oggi quando torno ad ascoltare quelle note.
Associo a quel ricordo i primi inverni senza neve che non si considerava fossero causati dal cambiamento climatico ma solamente occasionali. Un 20 di novembre, con mio padre e le mie sorelle andammo a fare una passeggiata sopra al paesino dove passavamo le vacanze, faceva un caldo anomalo e al nostro ritorno raccogliemmo una grande quantità di funghi porcini.
Gli anni 70 sono stati straordinari, forse ineguagliabili, in ogni ambito era come se non ci fossero limiti a sperimentare il nuovo, anche con progetti estremi.
Un moto straordinario e che sembrava inarrestabile, capace di superare ogni ostacolo, la creatività nell’arte, nella fotografia, nel design e naturalmente nella musica ha raggiunto secondo me delle vette forse in seguito più conquistate.
Quel movimento di pensiero fu talmente importante da riuscire persino di far terminare le guerre, come quella del Vietnam e in fondo anche quella tra Pakistan e Bangladesh.
Che cosa sia successo in seguito l’ho vissuto direttamente e se n’è parlato tanto.
A volte criticando i sessantottini yuppizzati o gli arancioni diventati padri e madri di famiglia con il dalmata e la governante. Ci siamo anche risvegliati scoprendo il lato oscuro del maoismo e delle droghe e per un lungo periodo ci siamo anche invischiati nella frenesia di un’economia realizzata con ogni mezzo possibile.
Beh, non tutti, molti hanno continuato e continuato a lottare per quei valori, ne conosco diversi.
Analizzandola poi, quella rivoluzione, ha contribuito ad alimentare un atteggiamento critico verso la società. Questo non parte necessariamente da una qualche ideologia, piuttosto da ogni individuo che ha preso coraggio ad affermare i propri desideri profondi e la propria identità, anche quando diversa da quella ufficiale.
Mi sembra che nel presente, come vantaggio rispetto all’epoca dai contenuti virtuosi ma forse un po’ naif nel modo e nelle scelte, oggi chi riflette e prende posizione lo fa con cognizione di causa e con concretezza. Ci sono fior di pensatori e scienziati che hanno digerito e elaborato i contenuti di allora, offrendo risposte esaurienti sui temi del presente, quali ambiente e i suoi abitanti, salute, dignità, difesa di coloro meno in grado di scegliere, pari opportunità per urbani femmine e maschi.
Non da ultimo trovo che i viaggi intrapresi, lontani, vicini e dentro di noi, ci abbiano hanno dato una buona solidità, quella che permette di non farsi menare per il naso.
Se non basta, per nutrire quel sentimento poco definibile ma indispensabile, un misto di fiducia, libertà e felicità, basta ascoltare le note di Hotel California degli Eagles o Child In Time dei Deep Purple, fare una passeggiata nel silenzio, amo farle sulle mie montagne, meditare su immagini care e amiche.
Cordiali saluti.

Pietro Leemann

 

NOTIZIE IN BREVE

Da pochi giorni è iniziato il nuovo menu. Un grande impegno creativo e molto studio da parte di tutti. Il primo giorno, un po’ come prima di una sfilata di moda, ci sono gli ultimi ritocchi, si aggiustano i piatti con un colore prima non pensato, con un’erba che va a ravvivarli. Succede anche, come nella ultima versione di Omaggio a Gualtiero Marchesi o nel Volto della Natura o ancora in Classicismo che all’ultimo il piatto prenda una forma nuova e inaspettata. Alla fine della serata, non prima di essere passato in sala per raccogliere i commenti degli ospiti, l’altro giorno stupiti e stimolati, ci sciogliamo in un applauso che ci ricompensa di tanto sforzo. Che emozione!
Consultate la carta dell’Autunno del Joia Gourmet
Consultate la carta dell’Autunno del Joia Bistrot

Il 14 novembre presso l’Ibis di Milano, quello accanto al Joia, cucinerò a favore di Acra, un’associazione che da moltissimi anni si occupa di sosotenibiltà e di aiuto ai meno fortunati, molto in Africa ma con progetti anche in Italia. Se volete partecipare e sostenere, ecco il link con maggiori informazioni.

Ieri scorrevo il programma della Joia academy, se non fossi di parte direi che è molto stimolante, con lezioni che vanno dall’affilatura e la conoscenza della caratteristiche dei coltelli, ai formaggi vegetali, ai segreti del Joia, capace, grazie al contributo di molte persone, di sviluppare tecniche e idee molto stimolanti. Novità assoluta dell’attuale programmazione è il Master in alta cucina vegetariana, un percorso ricco di argomenti, con rilascio di diploma, che forma il cuoco alla luce dell’esperienza tecnica e storica del ristorante Joia. Il master va in profondità nei principi della cucina vegetariana, dalle basi, agli antipasti, dai primi piatti, ai secondi alla pasticceria, il tutto completato da nozioni di scienza della nutrizione, da approfondimenti sui vini da abbinare, all’organizzazione del lavoro, la brigata di cucina, l’importanza del lavoro di squadra e dell’organizzazione personale.
Martedì 6 novembre, invece, si terrà il primo appuntamento di degustazione vini, dedicato alle Langhe, nell’esclusiva location Neff Collection Brand Store c/o DesignElementi. Il corso sarà tenuto dal nostro Direttore e Sommelier Antonio Di Mora, che ci guiderà in un viaggio affascinante attraverso le eccellenze di una delle zone storiche più importanti del Piemonte.
Consultate il calendario completo dei nostri corsi.

Nabil Bakouss (il cognome è d’obbligo vista la sua crescente fama), prezioso sous chef del Joia, guidando la squadra della Tunisia, ha vinto il Cous Cous Festival con il premio più ambito, quello della giuria tecnica. Che soddisfazione, mi ha riscaldato il cuore!

Oggi, durante l’evento Milano Golosa all’ex Palazzo del Ghiaccio, organizzato da Il Gastronauta, abbiamo ricevuto un importante riconoscimento per la nostra carta dei vini, tra le migliori della Lombardia. A ritirare il premio il nostro Direttore e Sommelier Antonio Di Mora, che da quasi vent’anni si dedica con grande impegno e passione alla ricerca delle eccellenze del mondo dei vini. Evviva!

Sono molto felice di annunciare che il 22 ottobre riceverò il premio 2018 della Fondazione del Centenario della Banca della Svizzera Italiana per il mio impegno negli anni nella ricerca e creazione di una nuova cucina vegetariana, che si manifesta da quasi trent’anni attraverso il Joia e la Joia Academy.

Un nuovo libro sta prendendo forma, che è il coronamento di trent’anni di ricerche in campo vegetariano. Il suo titolo sarà “Le nuovi basi della cucina vegetariana”, un manuale quasi enciclopedico che sto scrivendo con Sauro e Davide.

Per fine anno con Marcello, il grafico del Joia, stiamo studiando un esclusivo packaging per il “Pane di Natale”.

Settimana scorsa al Joia si sono riuniti i sindaci di Milano e di Lugano, rispettivamente Beppe Sala e Marco Borradori. E’ stato molto simpatico, nonostante appartengano a formazioni politiche quasi opposte i punti in comune erano molti. Chissà che non nasca qualche spunto interessante tra le due città!


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