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Filosofia

Una dieta sana come filosofia di vita

Da molti anni mi appassiono di alimentazione sana.

Prima studio i contenuti di una determinata dieta che sperimento poi sul campo cucinandola e mangiandone i piatti per un tempo sufficientemente lungo perché questa abbia effetto.

Mi sono sempre avvicinato a diete complete, dove è stata approfondita la relazione corpo-mente-spirito.

Sicuramente è vero che se manteniamo un corpo sano anche le altre parti del nostro essere staranno meglio, è anche vero però che solamente con una visione completa (olistica) si riesce ad agire in modo veramente efficace.

Molte delle diete che ci sono oggi in circolazione sono parziali se non tendenziose, verso modelli esistenziali fasulli e pericolosi. E’ vero ad esempio che se non siamo grassi stiamo meglio, questo non deve però portare ad un’esasperazione scheletrica per una magrezza voluta a tutti i costi e che ci porta non alla salute ma al disequilibrio e all’infelicità. Ci sono fumatori che non smettono di fumare per rimanere magri, persone che fanno diete di sola carne per dimagrire, altri che mangiano purghe come caramelle. Sicuramente queste persone dimagriscono, è altrettanto sicuro che la loro magrezza è causata da un malsano disequilibrio. Questo stato si ripercuote poi anche nella mente e nella psiche.

Va poi considerato il fatto che, ognuno di noi, ha una costituzione fisico-mentale-spirituale completamente diversa, andrebbe quindi individuato un modello alimentare adatto a ognuno e non a fattori futili e lontani dall’essere.

Per questi motivi, dopo aver letto le biografie degli inventori di queste diete parziali, le ho poi sempre di accantonarle velocemente.

Una dieta, per essere autentica, deve corrispondere ad un ordine etico, morale e spirituale; è fondamentale che i valori di riferimento della persona e la persona stessa che ci propone un modello alimentare aderisca innanzitutto a quei presupposti, solo in quel caso ci potrà essere d’aiuto per un reale miglioramento del nostro stato. Queste personalità sono molto rare.

E’ dunque a questi modelli più completi a cui mi riferisco e per i quali da trent’anni mi appassiono studiandoli e praticandoli con i miei limiti oggettivi.

Le grandi scuole che ho incontrato sono tre, l’antroposofia che segue gli insegnamenti del grande filosofo, agronomo, educatore e mistico Rudolf Steiner.

Vivendo in Cina e in Giappone ho avuto poi modo di conoscere la dietetica cinese, un sistema filosofico e alimentare straordinario che approfondisce il funzionamento del corpo mettendolo in relazione con il cosmo.

Negli ultimi anni mi sono avvicinato all’ayurveda, uno stile alimentare che mi corrisponde totalmente perché sottolinea l’importanza della scelta di un’alimentazione vegetariana per mantenerci in buona salute e per aspirare ad un’evoluzione della propria coscienza. Ci dice che solo con un’alimentazione priva di violenza (ahimsa) sia possibile avvicinarsi a Dio velocemente.

Il modello alimentare di Steiner attinge molto dall’ayurveda e dalla dietetica cinese , è però anche molto vicino all’occidente e dialoga con le sue tradizioni esoteriche. Corrisponde in particolar modo al nostro pensiero ed è anche molto adatta alla nostra costituzione.

E’ importante con questo notare che una dieta non è mai assoluta rispetto alla persona; deve essere sempre legata ad un contesto preciso in cui si considera dove si vive, che vita abbiamo e quale esigenze alimentari questa ci da, oltre come già detto alle nostre caratteristiche fisiche, psichiche, mentali e spirituali.

Da un punto di vista alimentare ad esempio, se in un luogo crescono l’orzo e gli spinaci è più giusto se ci alimentiamo con quelli, magari adattandovi una dieta alimentare ma non denaturandone l’essenza che è quello stesso cibo. La dieta di Steiner è studiata con questa logica e per le nostre caratteristiche psico-fisiche.

L’antroposofia afferma la stretta relazione tra uomo, natura, cosmo e Dio. Attraverso l’alimentazione si cerca di stimolare questa relazione; ogni malattia è causata dall’interruzione di questo scambio, si guarisce e ci si mantiene in buona salute rimanendo in equilibrio rispetto al macro sistema.

Dal punto di vista dell’antroposofia l’alimento può, attraverso la preghiera, essere trasformato da sostanza terrestre, a sostanza spirituale. Questa trasformazione è centrale nella liturgia cristiana dove il pane diventa sostanza divina, è centrale anche in tutte le grandi tradizioni religiose. Questo processo è chiamato transustanziazione.


Dietetica cinese, ayurveda e antroposofia a confronto

Nella dietetica cinese ci sono tre aspetti fondamentali:

  • la teoria dei cinque elementi aria, terra, fuoco, legno e metallo che sono in relazione ai 5 organi, a loro volta in relazione ai cinque gusti contenuti nei cibi (dolce, salato, piccante, amaro, acido).
  • lo yin e lo yang attraverso il quale si determinano le caratteristiche fisiche-psichiche della persona.
  • la teoria dell’energia (qi) che viene sostenuta attraverso il cibo e attraverso discipline mirate come il chi gong (yoga cinese).

I tre presupposti per mantenerci in buona salute sono una sana alimentazione il cui cardine centrale è il riso, l’esercizio fisico e la respirazione, la nostra nascita con le nostre caratteristiche o difetti fisici, della nostra età e del nostro destino. A dimostrazione di questo ho conosciuto persone che hanno trascorso una vita morigerata e attenta sotto ogni aspetto e che sono decedute di malattie degenerative, fumatori incalliti vissuti fino a tarda età e morti di morte naturale.

In linea generale, non considerando questo terzo aspetto, l’alimentazione aiuta ed a sua volta viene aiutata dall’esercizio fisico e dalla respirazione.

Per 10 anni ho praticato il tai chi, studiato e praticato un’alimentazione equilibrante e approfondito la filosofia cinese il cui fine apparente è il raggiungimento dell’immortalità, un’immortalità però terrena e evidentemente impossibile. E’ vero che se in un modello occidentale il corpo fisico è efficace quando è giovane e perde gradualmente di valore invecchiando, nel modello cinese negli anni sviluppiamo un’energia che inizia ad essere matura attorno ai cinquant’anni per incrementarsi ancora; è però anche vero che è necessario avere un altro fine, l’energia non deve essere fine a se stessa ma va canalizzata verso intenti più elevati. In questo tempo dedicato alla pratica del tai chi e del qi gong penso di aver compreso e sperimentato buona parte di quella sostanza. In Cina non ho però trovato testi di alimentazione e maestri che parlassero della relazione tra cibo e psiche e tra cibo e spirito. In Cina le cure sono molto pragmatiche, per quel disturbo mangio il tal cibo oppure per sviluppare energia(qi) faccio il tal esercizio. Questa importante relazione è invece presa in alta considerazione sia dall’ayurveda che da Steiner che aggiungono in modo sostanziale quegli aspetti a quanto descritto sopra.

Come insegna in modo magistrale Rudolf Steiner, è che il fine della buona alimentazione, oltre ad ottenere un equilibrio corporeo e psichico, è quello di poter praticare in modo più efficace quelle discipline spirituali che ci avvicinano al Se e quindi a Dio.

Quello che mangiamo è dunque determinante per quello scopo; bisogna anche dire che se scegliamo una dieta per un risultato, è poi di primaria importanza perseguirlo praticando discipline meditative e uno stile di vita morigerato e rigoroso, altrimenti, paradossalmente, finiremo per avere dei disequilibri fisici e psichici. Capita di vedere vegetariani (molto pochi) o persone che praticano diete particolari, che visibilmente hanno delle mancanze. Alcune di loro sono emaciate, altre hanno le labbra secche e i bulbi degli occhi prominenti, oppure hanno tremolii, non hanno resistenza fisica, tutti segnali questi di un disagio, non di una salute florida come dovrebbe essere per chi intraprende una dieta senza carne e pesce. Al di là di queste rare patologie, una dieta vegetariana è sempre la scelta migliore.

Nell’ayurveda vengono considerati i vari organi, le energie del corpo(prana) e le caratteristiche individuali; le diete consigliate sono quasi speculari a quelle della dietetica cinese, tranne per un aspetto importante, quasi sempre viene suggerita un’alimentazione vegetariana. Anche in India si parla di gusti del cibo, in questi l’unica differenza che ho riscontrato è quella di un sesto gusto, l’astringente(come il sedano verde e gli spinaci) non presente nella dietetica cinese dove vengono considerati nel gruppo dei gusti amari.

Questo fatto è particolare perché tutta la cosmogonia è codificata su 5 elementi che poi nell’organismo corrispondono ai 5 organi e che a loro volta si riferiscono a 5 gusti, è quindi particolare che esista un sesto gusto. Tutte le scuole filosofiche della tradizione vedica sono strettamente legate tra di loro. L’ayurveda, che è una di queste branche, ha lo scopo di sostenere la pratica dello yoga (comunione), viviamo per evolvere, l’alimentazione e ogni nostra pratica deve essere propedeutica a questo scopo. Ci sono poi varie scuole di pensiero dello yoga, ad esempio il karma yoga per una vita vissuta a contatto con il mondo fenomenico, Jnana yoga per la realizzazione attraverso conoscenza, bhakti yoga che ha un approccio più meditativo e interiore.

L’alimentazione aiuta lo yoga che a sua volta aiuta la buona salute, ogni atto intrapreso, comportamentale, nella pratica meditativa e con l’alimentazione ci fa accedere a susseguenti piattaforme di comprensione e di elevazione della coscienza.


Regole alimentari generali

Il nostro corpo è parte della natura, quindi se gli alimenti che mangiamo non sono artefatti facilmente lo manteniamo in buona salute.

E’ importante che la nostra dieta sia alternata da cibi crudi e più vitali, a cibi cotti e più assimilabili dal nostro organismo.

Il cibo che scegliamo deve essere fresco e provenire da un luogo vicino, essere stato coltivato rispettando la natura e le sue stagioni, cotto e mangiato il più presto possibile, non più tardi di mezz’ora da quando è stato preparato.

Le cotture delle verdure devono essere veloci e semplici per non alternarne l’essenza. L’essenza del cibo è il colore, il gusto e la consistenza che assieme ai valori nutritivi e per motivi diversi, contribuiscono a mantenere il corpo sano.

La frutta è migliore cruda, i cereali e le leguminose vanno cotti bene e con buona acqua.

Il grasso, indispensabile per assimilare le sostanze e per percepire il gusto, va aggiunto alla fine del processo di cottura, come pure le erbe aromatiche volatili per gusto, ma estremamente importanti per stimolare la digestione e il piacere.

Il piacere di mangiare per uno scopo superiore è uno dei pilastri della salute vista in un’ottica olistica, svilupperò questo aspetto in seguito.

Le spezie devono penetrare nei cibi e vanno quindi aggiunte prima; hanno la funzione di renderli più assimilabili e come per le erbe di stimolare la digestione e le altre funzioni dell’organismo.

I formaggi sono più adatti quando freschi, se molto stagionati si assimilano con difficoltà, devono poi provenire da allevamenti che rispettano gli animali. Se un animale viene rispettato la qualità del suo latte è migliore, da un punto di vista nutrizionale ed energetico.

La digestione e la trasformazione delle sostanze nutritive in energia a tutti i livelli, viene facilitata e stimolata in modo molto efficace dai fermentati che sono un toccasana presente in ogni tradizione alimentare.

Per fermentati s’intendono lo yogurt, il miso (soia fermentata), i crauti, la pasta madre del pane, gli aceti, il lievito. Scompongono le sostanze preziose presenti nel cibo e predispongono il processo digestivo.

Altra regola fondamentale, come insegna l’antroposofia, è quella di scegliere cibo poco raffinato il corpo deve assimilare lentamente le sostanze, un po’ come un albero che le assorbe dalla terra, per questo motivo lo zucchero, l’alcool e i cereali raffinati andrebbero limitati o evitati. Per renderli più consoni si possono abbinare ad abbondanti verdure che garantiscono la quantità sufficiente di fibre, sali minerali e vitamine necessari ad una buona metabolizzazione.

Un ragionamento simile vale per gli eccitanti come il te, soprattutto quello fermentato e il caffè. In questo caso l’organismo è stimolato in modo artificiale, consuma velocemente energie in direzioni non mirate creando stati fisici e mentali non corrispondenti alla nostra vera sostanza. Ad esempio se siamo stanchi e beviamo un te prima della meditazione, ci sentiremo magari euforici ed efficaci, lo stato raggiunto non corrisponderà però alla nostra vera sostanza spirituale, in seguito al quale saremo di nuovo ai piedi della scala. Come invece s’insegna è molto meglio costruire un corpo sano con un’alimentazione corretta e adatta allo scopo che ci siamo prefissi, si potrà allora facilmente attingere al momento giusto e senza stress l’energia necessaria, senza aver bisogno di nessuna “spinta”.

L’organismo sano con facilità si adatta ai cambiamenti e utilizza in modo naturale le energie costruite e conservate per le situazioni diverse, fisico, mentali e spirituali.

In generale si scelga un’alimentazione variata in cui le verdure e la frutta sono protagoniste, i cereali sono al secondo posto, seguiti da proteine e grassi che possono essere non di più del 10% della quantità di cibo ingerito.

In realtà per ognun di noi andrebbe adattata una dieta. Ognuno di noi ha dei cibi più confacenti e ai quali dovrebbe aspirare. Questo purtroppo, a causa della vita che facciamo, non sempre è possibile, seguendo però le regole sopra descritte si ottengono già dei risultati straordinari.

Infine meglio poi mangiare poco che tanto, l’ayurveda sottolinea che, oltre alle proporzioni sopra descritte, come non si dovrebbe mai riempire lo stomaco più della metà della sua capienza. Andrebbe poi osservato un digiuno settimanale per purificare l’organismo. E naturalmente osservare una dieta vegetariana, per la salute e per i motivi che descriverò in seguito.


Il ruolo del cibo rispetto a corpo, mente e psiche

Il cibo è nutrimento per il corpo, per la mente e per la psiche.

Aiutando il corpo a mantenersi sano anche la mente funzionerà meglio e saremo anche psicologicamente più equilibrati. Viceversa, se la nostra mente e la nostra psiche funzionano bene, anche il nostro corpo starà meglio.

Ad ognuno di noi è capitato, dopo un pasto troppo abbondante, insufficiente o mal cucinato di sentirci stanchi, depressi, irritabili o altro.

Altrettanto capita, dopo aver mangiato in stato d’ansia, di rabbia o di nervosismo, non digerire per niente, avere mal di testa, dissenteria e quant’altro.

Ciò che è interessante notare è come, attraverso il cibo, sia possibile modificare il nostro stato, la nostra attitudine mentale, i nostri sentimenti, la nostra predisposizione a pensieri più o meno elevati.

Con una dieta mirata non solamente stiamo meglio e non ci ammaliamo, possiamo anche programmarla in funzione di un risultato desiderato, fisico, mentale o spirituale. Naturalmente non è sufficiente che l’atleta mangi ma che poi non si alleni, lo scienziato che mangi e poi non studi, lo spiritualista che mangi e non pratichi. I risultati ottenuti sono però molto diversi, ancora più evidenti per quanto riguarda la pratica mistica per i motivi che esamineremo in seguito. Per quanto riguarda corpo e mente, seguendo le indicazioni alimentari suggerite, è sufficiente considerare il corpo in modo fisico e meccanico, l’equazione “mens sana in corpore sano” calza a pennello. Per lo sviluppo del Se e per la Relazione, tutto diventa ancora più interessante.

I modelli alimentari dell’Ayurveda, della dietetica cinese e di Steiner spiegano nel dettaglio questi processi che si adattano alla costituzione d’ogni soggetto.

E’ altrettanto interessante notare come le malattie fisiche, non legate al tempo che scorre e alla nostra costituzione, iniziano sempre a livello psicologico.

Con una dieta sana, con una sana attività fisica e con una psiche equilibrata possiamo riuscire ad allungare la durata della vita e ad evitare ostacoli legati alla nostra costituzione e al nostro karma (la predisposizione legata alle attività compiute).


Il cibo giusto per una salute olistica

Il cibo, come già detto nei precedenti scritti,è nutrimento per tutte le dimensioni dell’essere, corporea, mentale, psichica e spirituale. Nutrendoci con gli alimenti più adatti, cucinati con la dovuta attenzione e mangiati con la giusta attitudine staremo bene, se non rispetteremo anche uno solo di questi presupposti staremo meno bene e ci predisporremo alla malattia. Malattia che anch’essa potrà manifestarsi a tutti i livelli dell’essere.

Si sa poi che la malattia, oltre che dall’alimentazione, deriva anche da cattive abitudini. Le cattive abitudini alimentari poi spesso corrispondono a cattive abitudini in generale. Ad esempio l’abitudine a mangiare in modo disordinato può corrispondere a un modo disordinato di affrontare i momenti della giornata. Le cattive abitudini possono diventare patologiche e si sommano alle altre cattive, altrettanto però le buone abitudini ci purificano e ci aiutano ad acquisirne altre. L’intento dovrebbe quindi essere quello di tendere a migliorare, la nostra tendenza prenderà una direzione positiva e costruttiva.

Ugualmente importante sono l’esercizio fisico e la respirazione (pranayama nell’ayurveda) aggiunto, coe accennato prima, a quanto abbiamo ereditato dalle nostre esperienze precedenti (kharma sempre per l’ayurveda).

Se il presente è quello che è, migliorando le nostre abitudini si riescono a risolvere la maggior parte degli ostacoli che abbiamo accumulato. Ostacoli allo star bene e all’essere per questo più felici.

Tornando all’alimentazione a ognuno di noi è capitato, dopo un pasto troppo abbondante, insufficiente o mal cucinato di sentirci stanchi, depressi, irritabili o altro.

Altrettanto capita, dopo aver mangiato in stato d’ansia, di rabbia o di nervosismo, non digerire per niente, avere mal di testa, dissenteria e quant’altro. Mangiare con lo stato d’animo giusto è determinante, meglio saltare un pasto che mangiare solo perché dobbiamo, magari il cibo sbagliato con la compagnia sbagliata.

Scegliendo il cibo è possibile modificare il nostro stato fisico, la nostra attitudine mentale, i nostri sentimenti, la nostra predisposizione a pensieri più o meno elevati.

Con una dieta mirata non solamente stiamo meglio e non ci ammaliamo, possiamo anche programmarla in funzione di un risultato desiderato, fisico, mentale o spirituale.

Naturalmente poi non è sufficiente che l’atleta mangi ma che poi non si alleni, lo scienziato che mangi e poi non studi, lo spiritualista che mangi e non pratichi.

Per quanto riguarda corpo e mente, seguendo le indicazioni alimentari suggerite, è sufficiente considerare il corpo in modo fisico e meccanico, l’equazione “mens sana in corpore sano” calza a pennello.

Una dieta sana sostenuta da una costante attività fisica e da una psiche equilibrata riesce ad allungare la durata della vita del 30%, a diminuire le malattie e quindi la sofferenza del 90% e, come detto, ad evitare molti degli ostacoli legati alla nostra costituzione e al nostro vissuto.

I risultati ottenuti da una dieta adatta sono ancora più evidenti per quanto riguarda la pratica introspettiva. Per lo sviluppo del Se e per la Relazione e le relazioni, ogni passo intrapreso è sostenuto e facilitato


Il cibo e la pratica spirituale

Quello che mangiamo corrisponde a quello che siamo e a quanto abbiamo seminato in questa vita e nelle precedenti. Quello che mangiamo non necessariamente è sbagliato rispetto a quello che siamo.

E’ meglio però aspirare a una dieta evoluta ed evolutiva che è ben rappresentata da quella vegetariana. Questa ci aiuta ad avvicinarci più velocemente all’Assoluto.

Prima di tutto perché ci fa vivere con meno malanni e quindi con più lucidità, in secondo luogo (in primo), perché un’attitudine alimentare non violenta verso il mondo e le sue creature è alla base di una relazione non violenta verso i nostri simili, verso di noi e verso Dio. Senza questa attitudine, come spiegano yoga e buddismo, non solo non c’è evoluzione ma si entra in una spirale involutiva.

Una volta compreso il meglio, al di là dell’educazione acquisita e dagli eventuali errori commessi, al momento stesso in cui decidiamo di cambiare il balzo in avanti avviene all’istante. Balzo nel benessere corporeo e mentale, nel grado di felicità, d’appagamento interiore, nella capacità di concentrazione, nella forza di volontà, nella lucidità, nella comprensione dei nostri desideri.


Il ruolo di chi cucina

Come già esaminato nei capitoli precedenti, il cibo è uno strumento che può portare al benessere o al malessere, chi cucina ha dunque una grande responsabilità che, purtroppo, il più delle volte non è presa in considerazione. Nella maggior parte dei casi i cuochi imparano a cucinare per dare un piacere immediato, non pensando però alle conseguenze che possono derivare dagli alimenti mal associati, dal modello di una dieta alimentare sbagliata, trasformando poi magari gli alimenti con un’attitudine negativa che necessariamente entra a far parte del risultato finale del piatto.

Lo stesso discorso vale anche nelle famiglie, delle scuole, nelle comunità.

L’attitudine corretta è quella di cucinare con il massimo della conoscenza, coscienza e dedizione di cui siamo capaci, seguendo il modello di una dieta alimentare migliorativa rispetto a corpo, mente e anima.

Quello che cuciniamo deve da una parte corrisponderci, dall’altra, laddove con le nostre capacità non riusciamo a capire, seguire le indicazioni di una grande scuola alimentare che abbia dei fondamenti etici, filosofici e spirituali.

La nostra comprensione è limitata da quello che sappiamo e che abbiamo messo in pratica. Se, come detto all’inizio, riscontriamo delle incongruenze, significa che quella scuola ha delle lacune che si possono riscontrare da subito. Se invece, in ogni stadio conoscitivo ed evolutivo che superiamo, tutto rimane coerente e funzionante, significa che quella scuola sarà giusta anche negli aspetti che non capiamo. Potremo allora fidarci e seguirla con sicurezza, come nelle tre grandi tradizioni che ho considerato.

La chiave di una cucina per il benessere è in fondo molto semplice; cucinare con amore gli ingredienti della stagione e del luogo dove viviamo rispettandoli.

Il protagonista dell’alimentazione sana è la natura stessa di cui il nostro corpo è parte integrante, chi cucina ha il ruolo di tramite tra lei e l’ospite che la mangia. L’alimento è trasformato rendendolo più digeribile, salvaguardando però la sua essenza naturale che ci corrisponde in modo naturale. E il gioco è fatto.


Approfondimento delle relazioni attraverso il cibo

Il cibo è l’elemento principe che ci può avvicinare a noi stessi, agli altri, alla natura fenomenica e a Dio.
Durante la gestazione siamo legati a nostra madre attraverso il cordone ombelicale. Una volta nati siamo nutriti prima dal suo seno, poi dalle mani che cucinano per noi. Molti dei momenti importanti li passiamo a tavola, in famiglia, alla mensa scolastica, con gli amici, quando usciamo per la prima volta con il nostro compagno, quando ci sposiamo, durante le cene d’affari e così via.

E’ facile capire come il cibo che riceviamo o che scegliamo sia determinante per la buona qualità della relazione.

Il cibo ci accompagna sempre, quando siamo sani per mantenerci sani, quando malati per guarire. Ci sono momenti della vita in cui ne abbiamo bisogno in maggiore quantità, altri dove ne consumiamo meno. Ci sono delle regole difficili però da mantenere sempre perché le eccezioni e i cambiamenti sono infiniti.

In generale, ad esempio, nei momenti di grande sforzo è meglio rimanere leggeri, quando pensiamo, o siamo sotto pressione mangiare alimenti nutrienti e caldi, se meditiamo mangiare poco e respirare molto. Un cibo pesante prima d’affrontare la scuola, impedirà ai ragazzi di partecipare in modo lucido alla lezione, un alimento cucinato con disamore da una mamma non trasmetterà affetto al figlio.

A volte però, se siamo particolarmente ispirati o innamorati, digeriamo anche i sassi, se invece abbiamo perso di controllo l’accumulo di tensioni o di frustrazioni non assimiliamo nemmeno una goccia. E’ necessario, in quel caso, ripristinare l’equilibrio e allora tutto fluisce di nuovo.

Mangiando capiamo molto del nostro organismo e delle energie che lo muovono, con il cibo ci gratifichiamo, secondo il nostro stato psicofisico lo apprezziamo di più o di meno.

E’ di primaria importanza adattare il cibo a ogni situazione. Quante volte ci siamo trovati in situazioni dove né una cosa né l’altra ci corrispondevano. Matrimoni con un cibo pessimo, cene d’affari con un cibo greve, cene tra amici con troppo alcool che non permette di godere pienamente del bell’ambiente, e così via.

Altrettanto importante è scegliere con chi mangiare. Nelle storie bibliche il cibo e con chi mangiarlo ha sempre una connotazione precisa. Ciò succede in ogni cultura, ad esempio

Caitanya Maprabhu, ispiratore di un importante movimento religioso della cultura vedica, così com’era compassionevole verso ogni essere, era estremamente rigoroso nella scelta della persona con la quale mangiava i pasti.

Quello che mangiamo rappresenta esattamente chi siamo e quel cibo può influenzare in bene o in male chi c’è accanto.

Le persone si distinguono per lo stile della loro alimentazione, le compagnie anche.


Cibo come veicolo per le pratiche evolutive

Il cibo che mangiamo, è importante che segua le regole universali precostituite. Istintivamente ognuno di noi sa che cosa è giusto, se però, come già detto, scegliamo degli alimenti che non le seguono, la nostra coscienza ne risente, perdiamo sensibilità e non capiamo più la differenza. Al contrario, seguendo una dieta corretta in tal senso, dopo poco tempo percepiamo di essere sulla buona strada.

Naturalmente poi l’alimentazione richiama anche una pratica introspettiva, anzi un po’ la necessita. Se ad esempio diventiamo vegetariani per una decisione presa a tavolino e poi non applichiamo i principi di questa scelta nella vita di tutti i giorni, facilmente avremo degli scompensi.

Il primo principio è quello della non violenza che necessariamente va applicato anche nella relazione con i nostri simili e con tutti gli esseri, il secondo fondamentale è l’attitudine verso Chi ci ha creato, con un sentimento di gioia e di riconoscenza che cambia completamente la percezione del cibo. L’atto di cucinare e di mangiare diventa un veicolo straordinario di relazione con Dio e come conseguenza diretta cambia anche la nostra relazione con gli altri. L’alimento è un dono prezioso, proprio perché veicolo di comunione e come tale val la pena di considerarlo. Se il cibo è fine a se stesso e alla sola gratificazione dei sensi, si partecipa solo a una minima parte del vero piacere. Come se guardando un paesaggio idilliaco, a un certo punto spegnessimo la luce.

Queste regole sono dettate in particolar modo dai testi sacri non sono limitative ma rappresentano la Verità in senso ontologico. Il sentirsi limitati non mangiando un alimento è limitante solo per la gratificazione dei sensi, esponenzialmente più interessante invece per una gratificazione più elevata.

Per mia constatazione mi rendo conto di come, sembrerebbe un paradosso, una cucina priva di violenza sia più completa di una che la contiene. Mangiare il foie gras, per fare un esempio estremo, è un atto dai contenuti talmente negativi da restringere il nostro orizzonte a un paesaggio senza luce.

La pseudo rinuncia è in realtà un punto di partenza verso vette elevate.

Il testo che è stato maggiormente illuminante per me, per quanto riguarda le scelte alimentari ma non solo, è la Bhagavad-gita (il canto del Beato) che a ogni domanda che possiamo porci da una risposta. Krishna (Il Signore Supremo) ci suggerisce con quale attitudine nei Suoi confronti alimentarci.

E’ necessario riconoscere che il cibo è un Suo dono, che ci è stato dato per Sua grazia. Quando lo abbiamo preparato Glielo offriamo, prima di mangiarlo con preghiere lo ringraziamo. La preghiera cristiana ad esempio è “benedici o Signore il cibo che sto per prendere, perché mi possa mantenere al Tuo Santo servizio”. L’alimento si trasforma allora in sostanza divina (detta transustanziazione nella liturgia cristiana) diventa allora uno straordinario strumento di comprensione, di relazione con Lui e di stimolo della Sua misericordia. I cibi offerti naturalmente devono rispettare le Sue regole, principalmente quello della non violenza, possono per questo essere frutta, verdura, cereali, latticini, acqua.

E’ straordinario mangiare con riconoscenza, assaporando ogni boccone e sentendoci costantemente in relazione con Lui. Il cibo, cucinato con tutte le attenzioni e offerto diventerà vero nettare e fonte inesauribile di piacere.